Ad un mese e qualche giorno dalla nascita di Anita aggiungo qualcosa sull'argomento perché come mi capita sovente (mio malgrado) ne ho scritto troppo di fretta e ho perso un po' dell'immenso valore di questa esperienza.
La gravidanza è stata poco "vissuta" rispetto alla prima, di Giovanni. Fuori casa per lavoro dalle 9 alle 17, fino a un mese prima di partorire e con un prima e un dopo fatto di un altro bambino, la casa, la gestione delle nostre vite, ho ascoltato la mia panciona troppo poco. Questo mi pesava moltissimo, ho avuto qualche momento di crisi bello grosso, ma non avevo scelta e ho pensato spesso che anche Anita avrebbe dovuto trovare il suo modo di stare nella situazione in cui si era trovata. Intendo che io avevo fatto del mio meglio, ma questa è la famiglia in cui è capitata e questa la mamma e quindi ho sempre sperato che comunque lei, lì dentro, trovasse la sua serenità. E tante volte mi è sembrato di sentire che era così, che bastava un momento di calma, una carezza e qualche parola e lei stava bene, si rilassava, dava un calcetto leggero come per dire "Ok mamma, va bene così, non preoccuparti".
Fortunatamente è andato tutto bene, una bella gravidanza.
Un po' di pasticci miei e dei medici con la data di concepimento, con la data indicata dallo sviluppo della bambina e qualche giorno di ritardo che si è presa la piccola, ci hanno fatto attendere con maggiore ansia rispetto alla prima volta il suo arrivo. Ma ricordo che quando ho visto quella gocciolina di sangue che mi avvertiva che ero (probabilmente) pronta (e così era), mi sono lasciata andare. Più consapevole di un paio d'anni prima, sapevo che il mio corpo avrebbe seguito ritmi atavici, naturali e mi sono lasciata andare.
Magari a vedermi dall'esterno sembrava meno, ero anche un po' spaventata, ma sfido chiunque a mantenere una calma zen con le contrazioni! Oltretutto ho scoperto perché dal secondo parto in poi è tutto "più veloce": eh, le contrazioni sono tonanti!!! In due ore mi sono dilatata completamente con la bellezza di 50'' di contrazione ogni 4/5 minuti, ogni volta mi sembrava di essere strappata da dentro. Ma sapevo che andava bene così e che ogni passo mi avvicinava più a dare la vita a lei.
Il resto l'ho raccontato nel primo post, l'ostetrica bravissima, misurata, rispettosa, capace (la volta precedente erano almeno tre) e una collaborazione tra noi due fatta di gesti e movimenti alternati, velocissimi e indicazioni precise "Spingi", "Trattieni", "Vai bene così, bravissima", "No non ce la faaaaccioooooooooo!!!!!!!!" ecc ecc ma in 15 minuti tutto è accaduto.
Ora che ho ri-provato ne ho meno timore. Ora "so".
Di seguito una Gallery del pancione, poco cronologica perché il fotografo nei mesi precedenti era preso da molte altre cose e abbiamo recuperato sul fil di lana.
Chiudo con un Grazie ad Anita perché mi ha scelta come mamma, e Grazie alla natura rappresentata dal mio corpo, che mi ha permesso di godere una seconda volta di questa pazzesca opportunità. Spero ogni giorno di esserne all'altezza.
Giorgia
sabato 11 febbraio 2012
domenica 5 febbraio 2012
DUE IMMENSI ANNI E MEZZO: Auguri Amore!!!
Il mio piccolo il 2 febbraio ha toccato quota due e mezzo.
Doveroso dedicargli due righe di celebrità dato quel che sta passando da quando ha compreso che non sarebbe più stato figlio unico!
Per oggi tralasciamo dell'effetto che ha su di noi questa sua reazione...
E' piccolo ma grandissimo, energia pura, bastian contrario e tenero, generoso e onni-volente! A volte di fronte a certe prese di posizione commentiamo sconsolati che "chi non ha testa ha gambe" - detto veneto che viene meglio in dialetto, ma si capisce il significato - invece poi ci frega con una maturità emotiva e una capacità di fare fronte alle situazioni notevole. Vorrà dir qualcosa aver fatto pratica quando aveva nemmeno un anno.
O è una piccola roccia, e basta.
Auguri Gio. Mamma
Doveroso dedicargli due righe di celebrità dato quel che sta passando da quando ha compreso che non sarebbe più stato figlio unico!
Per oggi tralasciamo dell'effetto che ha su di noi questa sua reazione...
E' piccolo ma grandissimo, energia pura, bastian contrario e tenero, generoso e onni-volente! A volte di fronte a certe prese di posizione commentiamo sconsolati che "chi non ha testa ha gambe" - detto veneto che viene meglio in dialetto, ma si capisce il significato - invece poi ci frega con una maturità emotiva e una capacità di fare fronte alle situazioni notevole. Vorrà dir qualcosa aver fatto pratica quando aveva nemmeno un anno.
O è una piccola roccia, e basta.
Auguri Gio. Mamma
giovedì 2 febbraio 2012
Wislawa
Ieri se n'è andata Wislawa Szymborska.
Questo il suo sorriso
Era, è, una poetessa di fama internazionale, era capace di scrivere cose come questa:
La cipolla
La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.
Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.
La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.
ma anche
Scrivere un curriculum
Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
e questa, che mi ha sempre aperto dentro un baratro:
Addio a una vista
Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.
Secondo me il mondo ha meno senso, è meno bello, meno giusto ora.
Mi mancherà.
Questo il suo sorriso
Era, è, una poetessa di fama internazionale, era capace di scrivere cose come questa:
La cipolla
La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
Fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla – cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.
Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.
La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.
ma anche
Scrivere un curriculum
Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
e questa, che mi ha sempre aperto dentro un baratro:
Addio a una vista
Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui stringa lei
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza ci
rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.
Secondo me il mondo ha meno senso, è meno bello, meno giusto ora.
Mi mancherà.
martedì 31 gennaio 2012
Ma come si fa
Ma le altre come fanno per aggiornare il blog?
Li legano? Li chiudono in bagno? In terrazzo?
Aaaaaaaaaaaaahhhhh!!!!
Li legano? Li chiudono in bagno? In terrazzo?
Aaaaaaaaaaaaahhhhh!!!!
giovedì 19 gennaio 2012
Nevischio e strudel light
Stamattina nevischio, prima una pioggerellina ghiacciata e poi fiocchi un po' più grandi. Io e il papà di Anita perdiamo tempo scrivendo email agli amici, riordinando vestitini lavati, pupazzi e giocattoli perennemente sparsi per casa, coccolando la piccola tra una nanna e l'altra.
Oggi arriva una visita inaspettata, un'amica milanese dei tempi dell'Erasmus a Canterbury (UK), Camilla, di passaggio per Padova. Non ci vediamo da almeno tre anni, da quando cercavo lavoro nella comunicazione a Milano e mi avevano offerto 600 € mensili che nemmeno ci pagavo la stanza. (Rinuncia obbligata, così decisi allora).
Ho preparato uno strudel leggero leggero, seguendo la ricetta del libro di Michela De Petris,
Hansel e Strudel (Strudel di frutta secca) versione rivisitata
300 g farina integrale (io ho fatto integrale, 00 e kamut perché non ne avevo abbastanza di nessuna delle tre)
1/2 tazza succo d'acero
latte di riso
granella di nocciole tostate e di noci (avevo solo noci e mandorle)
uva passa
albicocche disidratate o altra frutta a piacere (solo datteri! e mele fresche)
buccia di 1 limone (io ho usato buccia di arancia bio)
un pizzico di sale marino integrale
80 g olio evo (ma io ho usato metà olio e metà acqua tiepida)
Ho impastato la farina con il sale, metà olio e metà acqua tiepida, il succo d'acero e un po' di latte di riso. Ho aggiunto 1 cucchiaio di Mascobado. Ho lasciato riposare la pasta per un'ora. dopodiché l'ho stesa a rettangolo disponendola già sulla cartaforno e l'ho farcita con un pò di malto, la frutta e la granella di noci e mandorle.
Ho chiuso il rettangolo su se stesso, ho cosparso di semi di papavero e ho infornato per 20' a 180°.
Mi pare bello e spero sia anche buono.
Giorgia
Oggi arriva una visita inaspettata, un'amica milanese dei tempi dell'Erasmus a Canterbury (UK), Camilla, di passaggio per Padova. Non ci vediamo da almeno tre anni, da quando cercavo lavoro nella comunicazione a Milano e mi avevano offerto 600 € mensili che nemmeno ci pagavo la stanza. (Rinuncia obbligata, così decisi allora).
Ho preparato uno strudel leggero leggero, seguendo la ricetta del libro di Michela De Petris,
Hansel e Strudel (Strudel di frutta secca) versione rivisitata
300 g farina integrale (io ho fatto integrale, 00 e kamut perché non ne avevo abbastanza di nessuna delle tre)
1/2 tazza succo d'acero
latte di riso
granella di nocciole tostate e di noci (avevo solo noci e mandorle)
uva passa
albicocche disidratate o altra frutta a piacere (solo datteri! e mele fresche)
buccia di 1 limone (io ho usato buccia di arancia bio)
un pizzico di sale marino integrale
80 g olio evo (ma io ho usato metà olio e metà acqua tiepida)
Ho impastato la farina con il sale, metà olio e metà acqua tiepida, il succo d'acero e un po' di latte di riso. Ho aggiunto 1 cucchiaio di Mascobado. Ho lasciato riposare la pasta per un'ora. dopodiché l'ho stesa a rettangolo disponendola già sulla cartaforno e l'ho farcita con un pò di malto, la frutta e la granella di noci e mandorle.
Ho chiuso il rettangolo su se stesso, ho cosparso di semi di papavero e ho infornato per 20' a 180°.
Mi pare bello e spero sia anche buono.
Giorgia
mercoledì 18 gennaio 2012
10 giorni di Anita
Benvenuta Anita.
Dieci giorni fa, l'8 gennaio, alle 19.36, è nata la nostra piccola.
Un parto veloce, preceduta da un travaglio lampo, nemmeno due ore, abbastanza doloroso grazie a contrazioni molto forti ma molto "efficaci"!
Ad un certo punto l'ostetrica (bravissima) che mi ha seguita, Lia, ad un certo punto mi ha visitata e mentre ero stesa sul lettino ha detto "Ma sai che rimani qui a partorire?". E io: "No non sono pronta!". E ci credo, con Giovanni erano trascorse oltre dieci ore totali, non vedevo l'ora!
Invece mi sono totalmente affidata a lei e al mio corpo, che si muoveva secondo suoi ritmi, che io mi sforzavo di seguire con concentrazione e dolcezza, senza opposizioni. Non facile ma mi sentivo in sintonia con la mia bambina e il nostro obiettivo. Sapevo ci saremo arrivate assieme.
E Anita è nata, urlando a pieni polmoni prima del taglio del cordone, io avevo ancora gli occhi chiusi e ricordo che l'ostetrica ha detto "Giorgia se apri gli occhi vedi la tua bambina" e io ho pensato "Adesso lei è una realtà" e tutto ha avuto inizio.
Ora corro dalla pupa, ma a breve racconterò i nostri primi giorni!
Giorgia
Dieci giorni fa, l'8 gennaio, alle 19.36, è nata la nostra piccola.
Un parto veloce, preceduta da un travaglio lampo, nemmeno due ore, abbastanza doloroso grazie a contrazioni molto forti ma molto "efficaci"!
Ad un certo punto l'ostetrica (bravissima) che mi ha seguita, Lia, ad un certo punto mi ha visitata e mentre ero stesa sul lettino ha detto "Ma sai che rimani qui a partorire?". E io: "No non sono pronta!". E ci credo, con Giovanni erano trascorse oltre dieci ore totali, non vedevo l'ora!
Invece mi sono totalmente affidata a lei e al mio corpo, che si muoveva secondo suoi ritmi, che io mi sforzavo di seguire con concentrazione e dolcezza, senza opposizioni. Non facile ma mi sentivo in sintonia con la mia bambina e il nostro obiettivo. Sapevo ci saremo arrivate assieme.
E Anita è nata, urlando a pieni polmoni prima del taglio del cordone, io avevo ancora gli occhi chiusi e ricordo che l'ostetrica ha detto "Giorgia se apri gli occhi vedi la tua bambina" e io ho pensato "Adesso lei è una realtà" e tutto ha avuto inizio.
Ora corro dalla pupa, ma a breve racconterò i nostri primi giorni!
Giorgia
mercoledì 4 gennaio 2012
Termine scaduto!
L'altroieri, il 2, sono scadute le 40 settimane. Attraversiamo tutti gli umori e tutti gli stadi di calore emotivo: estatici, preoccupati, meditabondi, disorientati, inteneriti, vogliosi di solitudine per ritrovare un po' se stessi, desiderosi di scherzarci su assieme ecc ecc. In tutto ciò il fratellino che non va al nido perché è chiuso per 2 settimane e ha energia da vendere (nido privato, vero, ma non era un servizio?!) ma ce la godiamo alla grande, coccole nel lettone, ore di giochi, tempo per la lettura e l'ascolto di parole inventate, per ballare, per travestirsi. Quante cose ci perdiamo a vederci così poco! Benedette vacanze, dopotutto.
Stamattina mi sono sentita meglio di altri giorni e ho insistito per fare due passi in città. Ci siamo arrivati alle 11.15, il tempo di inseguire i piccioni, di attraversare qualche piazza sgranocchiando biscotti secchi, di assaporare una delle poche uscite dopo gli oltre 10 giorni di malattia dentro casa.
La pancia mi rallentava, ma non si irrigidiva, me la sono proprio goduta.
Oggi ho pensato che Anita mi sta in realtà regalando questi giorni in più. Ho corso tanto negli ultimi tre anni e non sempre per cose belle (un giorno racconterò come e perché) e questa gravidanza lavorativa fino all'ottavo mese è stata tanto stancante.
La data saltata, il benessere di questa giornata, la prospettiva di una bella dormita stanotte, stanca perché finalmente mi sono data una mossa... sono giorni in più. Ricarico le pile dell'energia positiva e la mia piccola arriva con una mamma più serena, Giovanni si gode il mio sorriso, io mi sento in equilibrio. Quindi va bene così.
Chiudo ancora senza foto, ultimamente fatico a riordinarle.
A presto, chissà.
Stamattina mi sono sentita meglio di altri giorni e ho insistito per fare due passi in città. Ci siamo arrivati alle 11.15, il tempo di inseguire i piccioni, di attraversare qualche piazza sgranocchiando biscotti secchi, di assaporare una delle poche uscite dopo gli oltre 10 giorni di malattia dentro casa.
La pancia mi rallentava, ma non si irrigidiva, me la sono proprio goduta.
Oggi ho pensato che Anita mi sta in realtà regalando questi giorni in più. Ho corso tanto negli ultimi tre anni e non sempre per cose belle (un giorno racconterò come e perché) e questa gravidanza lavorativa fino all'ottavo mese è stata tanto stancante.
La data saltata, il benessere di questa giornata, la prospettiva di una bella dormita stanotte, stanca perché finalmente mi sono data una mossa... sono giorni in più. Ricarico le pile dell'energia positiva e la mia piccola arriva con una mamma più serena, Giovanni si gode il mio sorriso, io mi sento in equilibrio. Quindi va bene così.
Chiudo ancora senza foto, ultimamente fatico a riordinarle.
A presto, chissà.
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