giovedì 28 agosto 2014

Non mi sposo più

"Sai Giovanni, la mamma di Anna M. mi ha risposto dicendo che parteciperà alla tua festa di compleanno!".
"Sei contento amore?".

"...mmmh"

"Allora, contento?"

"Mamma, Anna non è più la mia fidanzata, non la voglio più sposare"

"Aaah... Come mai? E' successo qualcosa?"

"No, è così e basta"

Fattori emotivi ineluttabili.

lunedì 16 giugno 2014

Un vestito da sposo-bambino

Giovanni, tutto serio: "Mamma, mi devi comprare un vestito da sposo bambino"

Mamma, con il cuore che scoppia di dolcezza: "...Perché amore?"

G. serio "Perché devo sposare Anna"

Mamma, seria: "Bene amore, per settembre ci organizziamo, ok?".

"Ok" e via a giocare.

Più semplice di così!


Gio in divisa, al Festival dei bambini in piazza, a Bassano (VI) un paio di mesi fa. Che fisico eh?!


venerdì 13 giugno 2014

Confusione, desideri opposti e paura di sbagliare

Confusione, non capisco quel che voglio, sono scissa: lavorare con poco interesse per portare la pagnotta (mezza pagnotta) in casa oppure fare quello che mi piace e portarla un giorno si e due no, ma essere felice?
Mi è capitato poche altre volte, ma anche ora si è creato quel magico non-equilibrio per cui è arrivato un forse-lavoro pagato poco e poco appagante ma che dovrebbe essere stabile, in contemporanea a uno pagato poco ma appagante e che può offrire sviluppi futuri. Io sempre divisa tra la passione per la scrittura e il giornalismo e il senso di colpa di fantasticare di vivere da precaria felice.
Una vita così. Che stanchezza...

venerdì 23 maggio 2014

OTTOMILATRENTA GIORNI

Ottomilatrentagiorni in meno. Ventidue anni dalla morte di Giovanni Falcone. Saltato (fatto saltare) in aria.
E con lui la moglie e la scorta.

In questi anni cresceva un figlio. Mangiava migliaia di pastasciutte con gli amici. Fumava sigarette. Nuotava nel suo mare di Sicilia. Ragionava, scopriva, denunciava, insegnava, vedeva migliaia di albe e di notti buie o stellate. Viveva, semplicemente.


Ad oggi le cose stanno così. Io non so come spiegare questo ai miei bambini, perché non so come spiegarlo nemmeno a me stessa, che sono adulta e di cose così, purtroppo, ne ho sentite e viste tante. Ma in che paese vivo?

Buon 23 maggio Italia.

lunedì 3 marzo 2014

GuerraMondiale WOW!

Guido. Dietro di me i piccoli, ognuno al suo posto nel seggiolino.
Giovanni canticchia "La Guerra Mondiale.. la Guerra Mondiale.. la Guerra Mondialeeee.. ".
Da quando, oltre un anno fa, ci ha sentito nominare l'espressione e ce ne ha chiesto il significato è una cosa mitica, spaventosa e al tempo stesso grandiosa e affascinante.
Anita, seduta nel suo seggiolino, gli chiede "Giovanni, cos'è Guerra Mondiale?".
Lui "Una Guerra grandissima, dove tanti uomini si sono uccisi e hanno sparato a tutti e buttato le bombe".
Lei " Aaaah... Wooow!!!!!" con un sorriso soddisfatto.
Inutile dirlo, io mi sciolgo dentro, la faccia mi si allarga in un sorriso e il cuore mi si fonde.
Piccola stralunata figlia.

sabato 22 febbraio 2014

Lista ministri Renzi

Non mi addentrerò certo in discussioni politiche.
Volevo solo scrivere questo: ma delle signore ministre, quante hanno un paio di bambini, magari piccoli, una laurea e delle precarie esperienze di lavoro, nessun appoggio politico/finanziario/di status sociale materno o paterno, un marito con un lavoro normale? No perché mi sa che così non cambia nulla nemmeno stavolta...
Tra le più giovani, che ancora non hanno famiglia (e tutte sappiamo che quando lo provi capisci com'è) e quelle che i figli sono ormai grandi e sopra a tutto lo schiacciamento immenso che l'apparato opera sulle esigenze dei più "deboli" mi sa che leggi a favore della conciliazione, promozione del part-time, della tutela lavorativa delle donne con bambini almeno fino ai tre anni et simili non si vedrà l'ombra.
Peccato, perché così non se ne può più.

mamma felice ma disperatamente disoccupata

mercoledì 12 febbraio 2014

Gli stereotipi di genere : Un uomo, un giorno, nei panni di una donna (stereotipi inclusi)

Solo il tempo per inserire questo link.
Guardatelo guardatelo guardatelo e soprattutto fate girare. A me viene in mente solo la parola agghiacciante.
Nulla di nuovo certo, ma che angoscia tremenda. E come sappiamo essere distanti, tra esseri umani.
Da far vedere anche a mariti, fidanzati, amici maschi ecc.


http://27esimaora.corriere.it/articolo/un-giorno-nei-panni-di-una-donna-stereotipi-inclusi/


E non dimenticate di cercare dove, nella vostra città, si riuniranno le donne ( e gli uomini) per l'iniziativa internazionale promossa da Eve Ensler ONE BILLION RISING FOR WOMEN - STOP ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, il 14 febbraio.

Un bacio

g


sabato 30 novembre 2013

Diario dai mesi del freddo

Buongiorno, ben ritrovate e ritrovati, miei sparuti lettori.
Negli ultimi mesi molte cose hanno riempito la mia vita.
Ho ad esempio compiuto 40 anni Eh si, la fatidica meta.
Non che li cercassi, ma dopo i trenta ho capito che prima o poi ci sarei arrivata e non so dire perché ma la sensazione è che la cosa sia avvenuta velocemente. In mezzo c'è l'incontro con quello che è poi diventato il mio compagno di vita (in questo periodo, 10 anni fa), mille impegni e piccole sfide, anche lavorative, che hanno riempito i miei inverni lavorativi e non, la nascita di Giovanni, l'incidente e l'anno che è seguito, il matrimonio, l'arrivo di Anita, la ricerca della casa di cui poco ho scritto ma che ha preso un anno di energie e poi la ristrutturazione, che oltre alle energie ha rubato anche un po' di sogni, causa amici che si rivelano poco amici e mariti che vanno in grande crisi e si rivelano mariti in rodaggio.

Ora, che il trasloco è fatto - pur con molte scatole ancora in giro, e che gli equilibri e i legami sono in via di essere ristabiliti (quasi tutti, certe ferite sono ancora aperte e dolorose, ma sono utili pure quelle) e da un paio di mesi abbiamo dato una svolta, mi vien da dire che forse tanto veloci, questo anni, non lo sono stati. Il tempo non scorre a nostro piacimento, ma magari la mia percezione di velocità è legata ai miei ritmi, spesso forsennati anche quando dovrei o potrei rallentare. Ad esempio quando sono con i piccoli, che reclamano spesso "Tempo mamma, gioca con me" e io a rincorrere lavatrici, pentole e progetti fuori casa. Ho riflettuto molto e mi sono accorta che sono tale e quale mia madre, che mai avevo un momento per fermarsi con me, nè a parlare "Chiacchiere inutili!" nè, - orrore - a fare due passi e a perder tempo. E sono venuta su con una specie di ansia da mancanza di tempo (e di parole e abbracci e ascolto) che, pur riconoscendola come sbagliata, ho fatta mia. L'impegno dei prossimi mesi/anni è di lavorarci, di capire cosa va a stuzzicare delle mie incertezze l'idea di non finire le cose, di non dare importanza alle relazioni, ma sempre agli obiettivi, ai compiti da svolgere.

E di cose da scrivere ne avrei sempre tante, mi manca farlo. Ma quando mi vengono in mente non sono davanti al computer e quando ci sono ho troppo da fare, soprattutto a cercare lavoro, la mia ossessione, questa si.
Sarà che la laurea in lettere, dovevo capirlo, porta solo all'insegnamento, anche se con alterne sfortune nel nostro paese. Sarà che ho fatto i miei stage e le mie prove e la mia valanga di volontariato dall'età di 16 anni e posso dire che non devo dimostrare nulla a nessuno. Ma quando, come ieri, mi offrono un full-time ore 9 - 18 a 3.10 € l'ora, telefonista in rivista patinata, una parte di me ruggisce! Mi dico "Si, vai, almeno esci di casa e magari ne viene fuori qualcosa", ma poi aggiungo "Non posso cedere a un'offerta così umiliante, è sfruttamento e prendere poco per poco, tanto vale godermi figli e famiglia". Non so che fare, ma sono sempre più annichilita di fronte a una situazione paradossale, che sembra finta, un film pieno di errori e brutture. E invece è tutto vero e con me sono nella stessa situazione milioni di italiani!
E poi leggo di fantastiche mamme che scelgono di non lavorare e mi dico che a me è sfuggito qualcosa. A parte che dei soldi abbiamo bisogno, ma a me piace, io voglio fare qualcosa, mi piace uscire, fare, imparare, confrontarmi. Ma a ritmi umani (mammeschi dovrei scrivere, categoria sconosciuta a chi non ha prole) e retribuita decentemente.
A proposito di trovarsi nelle situazioni e di come si percepiscono e si attraversano, stamattina sono andata a leggermi l'ultimo post dell'ottima Estrellazul, che mi ha ancora una volta fatta sentire tanto partecipe dei suoi pensieri. Lo segnalo come ulteriore riflessione alle mie parole.

Chiudo con i miei piccoli, le mie gioie.
La casa nuova li ha gasati tantissimi, più spazio, più movimento, più cose da inventare. Noi siamo stati tanto presi dal trasloco e dal riordino e li abbiamo piazzati ora qua e ora là, e se ci penso hanno mantenuto un umore anche buono. Giovanni forse, ce la sta facendo un po' pagare. Tanta irritazione e urla, ma accanto a grandi abbracci e sorrisi e progetti per la sua camera, la sua casa, il suo giardino ecc. Ma si sta facendo amici e ci stiamo inserendo nelle attività del quartiere e se piano piano acquistiamo un po' di stabilità anche noi sono certa che tornerà sereno come è sempre stato, il mio piccolo sole.

Chiudo con un pensiero. Ho un'invidia grande per chi scrive spesso bei post su blog curati e piacevoli. Invidio perché vorrei farlo anch'io, ma non so dove trovano il tempo per farlo. Eppure hanno uno o due bambini, c'è chi ne ha tre! Magari qualcuna lavora pure. Io sono una veloce e piena di idee, ma il tempo per redarre un post, rileggerlo, inserirlo, corredarlo di foto ecc. non sono 10 minuti. Quindi invidio (senza tensione, un'invidia piccolina e tonta) e continuo a chiedermi. Aggiungo che mi sono anche un po' rotta di leggere tanti diari felici on-line, ma me lo dico e poi ci ricasco, perché in mezzo a tante chiacchiere c'è sempre l'idea interessante, il racconto da non perdere. Forse dovrei filtare meno e scrivere al volo quel che mi passa per la testa. Forse, forse tante cose...

Lascio un saluto e preparo la colazione per tutti. Oggi stiamo in famiglia, tutti e quattro assieme senza fare cose in casa, la prima volta da quando siamo qui.

Un bacio.

venerdì 2 agosto 2013

Quattro anni con Giovanni

Quando quattro anni fa, verso le 14.00, sono diventata madre, ho capito che da questo non si torna indietro.
Oggi, quattro anni dopo, non solo ne sono convinta dall'evidenza dei fatti - la vita stravolta, la mancanza di tempo, la presenza perenne totale travolgente dei figli che oltretutto crescono, da soli, e senza annaffiarli! - ma capisco sempre più quanto mi abbia dato, più che togliere.
Giovanni, il mio primogenito, mi ha messa di fronte alla realtà e alla verità, che per me non sempre sono state coincidenti. Mi "insegna" ogni giorno, perché mi fa ripetere cose che io do per scontate, mi sostiene quando vacillo per le mie questioni ma anche per quelle della famiglia, perché lui non si ferma, crede che tutto sia possibile e così va avanti.
Io questi anni ci sono stati innumerevoli momenti pesanti, tristi, quasi luttuosi, scoraggianti, umilianti. Non sono stati anni facili per la nostra piccola famiglia. Tanta gioia ma anche tante prove. Ma la nascita dei bambini e loro, proprio come sono loro, ci da il passo, ogni giorno.
Mi ritengo immensamente fortunata di essere diventata madre.


Buon Compleanno amore mio e grazie di avermi scelta come mamma.

G

giovedì 4 luglio 2013

La Ca_ _a

C'è un libro che Giovanni adora dall'età di due anni, che gli ho letto decine di volte, partendo dalle figure fino alla lettura quasi completa, alla soglia dei quattro anni, ora che capisce quasi tutto: è La Cacca.

Da un paio di giorni è la lettura preferita, vai a capire perché, a qualsiasi ora e mi chiedo perché mi dia tanta nausea leggerlo prima di colazione o dopopranzo. Sarà che raccontare di consistenza odore colore e contenuti di questo prodotto animale, tanto naturale quanto "innominabile", come dice il titolo è naturalmente... rivoltante? Ma cosa non si fa per fare apprezzare la lettura. E quindi cacca sia.

E però lo consiglio dal punto di vista scientifico, fa parte della collana della Casa Editrice Editoriale Scienza, specializzata in divulgazione scientifica dagli zero ai 90 anni. Immagini splendide, spiegazioni elementari, non senza ironia, arguzia, raffinati commmenti. Non tratta il bambino come un ignorante, ma come un essere curioso e capace di distinguere un suggerimento che porti a ragionare. Splendido.

Oggi accanto a Giovanni c'è Alessandro, cuginetto di 5 anni rimasto a dormire e la Cacca appassiona anche lui...

Buona giornata.

giovedì 30 maggio 2013

Ciao Franca

Ieri è morta Franca Rame. Non la conoscevo abbastanza, ma tanto da sapere quanto mancherà.


In questo nostro povero paese lascia un grande vuoto, per cultura, ironia, intelligenza e coerenza.
Vorrei avere metà del suo coraggio. Ascolta, leggi e pensa.

Grazie Franca

sabato 20 aprile 2013

Due mesi come duecento...


I piccoli dormono ancora, velocissima incursione con il timore di sentire l'urlo del risveglio da un momento all'altro.
Due mesi velocissimi e al tempo stesso eterni.
Sono stanca e sfiduciata: la nuova casa, la mia relazione sentimental-matrimoniale, le prospettive lavorative, le amicizie, la siuazione mondiale ma anche locale. Uno schifo.
No, non sono catastrofista, ne sono successe troppe tutte insieme e purtroppo in parte me le sono cercate quindi da brava formichina (non sono capace di essere cicala, lo sto capendo e ci tornerò) cerco di capire dove ho sbagliato e rimediare ma nulla sembra spostarsi, come un maciglio tutto grava.
Per la casa ci siamo fidati di un amico, architetto, con cui le cose non stanno andando nel verso migliore causa aumenti di costi (suoi e non solo) e tensioni a non finire. Dico solo che mi sono fatta una settimana di antinfiammatori più massaggio per sbloccare una tensione al collo e spalle e braccio sinistro che non mi faceva dormire. Ora è passato allo stomaco. Le cose avanzano lentamente e non siamo certi che vadano bene, ma la situazione è talmente tesa che si fatica anche a fare domande esplicite. Vedremo.
Intanto i soldi vanno, bonifico dopo bonifico paghiamo i lavori e il mio, di lavoro, non arriva. So della crisi mondiale e italiana ma mi preoppupo della mia realtà: sono ormai troppi mesi che raggranello poche ore la settimana con una specie di volontariato in un'associazione, di più non salta fuori. L'angoscia mi blocca il respiro e mi fa sragionare e se non ci fossero i bambini non so dove sarei finita. Le ore a casa con i piccoli non riesco a viverle come una scelta, ma mi pesano perché non so come andare avanti, mi sento esclusa dal mondo del lavoro. Sarà anche un punto di vista, ma per ora è molto forte. Non mi dilungo su questo perché non mi lamento con gli amici, figurati su un blog, ma è nera, nerissima.
E il mondo va alla rovescia: attentati, femminicidio, pedofilia, ruberie, denutrizione, incapacità di eleggere un Presidente, scandali e menzogne e molto altro. Che brutta razza siamo noi esseri umani.
Il mio compagno di vita (?) diciamo che non è uno che reagisce bene alle grandi crisi, o, meglio, a quelle che ritiene siano responsabilità di altri. E scarica tensioni e rabbia contro i presunti responsabili, cioè me. Anche qui non aggiungo altro, è storia di tanti altri e di tutti i giorni, ma fa male. I sogni, le speranze, il sentimento profondo, non trovano sfogo ma nemmeno ascolto. Tante relazioni crescono dalle crisi e forse accadrà anche a noi, ma mi chiedo se ogni giorno perso non sia un errore grande, ogni sorriso mancato non sia una perdita. Mi sento sola.
In questo periodo-deserto mi tengono in piedi i piccoli, qualche amica e amico, la tenacia (o meglio il ricordo della mia tenacia...), il tran tran quotidiano e un lumicino di speranza che spero non si spenga.

Chiudo con un sorriso stanco e mi dedico alle consuete amate/odiate faccende domestiche.

venerdì 15 febbraio 2013

San Valentino... per tutti!

Ieri, il 14 febbraio, ho spiegato al piccolo che era la giornata degli innamorati. Non per educarlo a finte e commerciali tradizioni, ma per chiacchierare. A volte lo faccio, sennò parliamo sempre di cose che stiamo vedendo, o facendo e invece mi piace fargli domande, raccontargli cose, lasciare vagare le parole.
Gli ho spiegato che è "la festa degli innamorati". Era seduto nel seggiolino, e mi ha risposto con il silenzio.
Gli ho detto che io e papà siamo innamorati, che lo sono i nonni, gli zii e molte altre persone e che quel giorno ci/si sarebbero dati un bacio in più. E poi gli ho chiesto "E tu sei innamorato?". Faccio notare che evito ed eviterò di parlare di questo perché non sopporto le domande "Hai la fidanzatina?" e simili, che sembrano volere anticipare emozioni importanti e fortissime che verranno quando sarà il momento. Giusto.
Dopo un attimo di silenzio mi ha risposto "Io sono innamorato... (lunga pausa) ... di Curzio (il cugino adorato), del nonno X, del nonno Y, della nonna X, della nonna Y, del papà, della mamma e di Anita, sono innamorato di tutti!".



Ecco, questa è la risposta che ti riempie il cuore.

Buon amore a tutti. Giorgia

PS l'immagine è presa da qui

venerdì 8 febbraio 2013

(Un) Cuoredimaglia (basta e avanza)

Giovedì scorso, il 31 gennaio, ho fatto una cosa che mi ha riempita di emozione.
Si è trattato di una consegna molto particolare: decine di corredini fatti a maglia, a mano, per i prematuri del reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Padova.
Dall'estate scorsa sono ambasciatrice di Cuoredimaglia, un'associazione di Alessandria che accomuna "donne di ogni età, che si trovano settimanalmente a lavorare a maglia in compagnia, tendenza che si fa sempre più diffusa sia in Italia che all’estero. Un gruppo di amiche decide di rendersi utili, soprattutto ai bambini, con i loro lavori. Scarpine piccolissime e cappellini buffi per scaldare i piccoli nati pretermine, copertine, corredini per bambini con famiglie in difficoltà, tutto rigorosamento fatto a mano, con filati pregiati, lana purissima, cashmere, merinos.". E il resto delle informazioni si trovano nel bel blog curato da Laura, la fondatrice.

Io nemmeno so tenere i ferri in mano, ma ho raccolto l'invito di Laura, raggiunto di blog in blog, ai tempi (purtroppo vicini) del terremoto in Emilia e mi sono data da fare a raccogliere abitini, giocattoli e accessori per bambini piccoli, che poi ho inviato in Emilia. Da quell'incontro è nata una reciproca simpatia e stima e la proposta di Laura di rappresentare l'associazione nella mia città. Tra l'altro, se la maggior parte dei manufatti sono di maglia, ci sono anche dei bodini in tessuto e credo che altre proposte possano essere valutate.

E allora con la mia preziosa scatola piena di tali meravigliosi materiali ho raggiunto l'ospedale. Una giovane e determinata dottoressa mi ha accolta con gioia e con una collega infermiera abbiamo visto tutto quel che c'era: mutandine di lana della misura di 7x5 cm (e la dottoressa che mi dice "Queste sono grandi..."!!!), sacchi nanna rossi con il cappellino da coccinella coordinato, scarpine copriminuscolipiedi della misura di 2,5 cm e molto altro. Ad ogni oggetto lo immaginavo coprire pancine, piedini raggrinziti, testoline dagli occhi dormienti che aspettano la carezza di un'insaziabile mamma.
Qui allego una foto presa in prestito dal post di una consegna fatta a Palermo

Un'emozione grandissima, che credevo di gestire con naturalezza e invece mi ha dolcemente scossa. E ho tanto sperato che il nostro dono così carico di amore ed energia aiutasse, aiuti, nella lotta per crescere e diventare sani e forti bambini tutti i micro-pazienti del reparto.

Cuoredimaglia accoglie aderenti e ambasciatrici in tutta Italia, se volete, siete le benvenute!

venerdì 25 gennaio 2013

Involtini di verza con tofu: Namasté!

Una cosa squisita che vorrei preparare più spesso sono gli involtini.
Di qualsiasi verdura e ripieno, il concetto di aprire mi piace da matti, così come la pasta ripiena.
Colgo quindi l'occasione di partecipare alla raccolta di ricette vegane di passatotralemani, intitolata appunto Namasté con cui vengono presentate ricette che non utilizzano ingredienti di origine animale, ottime e "buone".

Era da un po' che l'avevo nel cassetto, finalmente riesco a postarla!

INVOLTINI DI VERZA CON TOFU E VERDURE
Ingredienti:
una bella verza fresca dalle foglie croccanti
un panetto di tofu del peso di circa due etti
pangrattato senza strutto
verdure avanzate dalla sera prima o fresche (io avevo delle melanzane, ma va bene anche del radicchio)
erbette per insaporire
olio evo
salsa shoyu o sale
aglio
sale
a piacere spezie (io ho usato un po' di curcuma)

PREPARAZIONE
Lavare delicatamente n. 4/6 foglie di verza e immergerle per qualche secondo nell'acqua bollente poco salata. Questo serve per ammorbidire le nervature che poi devono essere piegate per chiudere l'involtino.
Consiglio di cuocerne qualcuna in più perché non tutte poi si rivelano adatte a contenere il ripieno e quelle meno belle le potete fare insaporire e mettere dentro all'involtino.

Scaldare l'olio e soffriggere delicatemente l'aglio, poi versare la verdura spezzettata e farla appassire, poi sbriciolarvi il tofu e farlo dorare. Eventualmente aggiungere le foglie di verza avanzate, ridotte a striscioline. Insaporire con lo shoyu, con le erbette (io ho usato timo e origano) ed eventualmente spezie a piacere.
Lasciare asciugare il composto, renderlo compatto con qualche cucchiaiata di pangrattato e lasciare da parte.

Stendere le foglie di verza, adagiarvi l'impasto, abbondante ma che permetta di chiudere la foglia con due o tre stuzzicadenti. Deve essere tanto compatta da potere essere rigirata, con delicatezza. Come queste.

Bagnare della cartaforno che abbia la misura della teglia dove vorrete cuocere gli involtini, strizzarla e stenderla sul fondo. Versare un paio di cucchiai di olio e di acqua e adagiarvi gli involtini.
Cuocere in forno caldo (180°) per circa 40 minuti, rigirandoli ogni mezz'ora.


Ottimi accompagnati da un riso integrale, ma anche un basmati con limone andrà bene, o quello che vi suggerisce la fantasia.
Gustato da tutti in famiglia e da ripetere presto!

Ringrazio Annalisa di passatotralemani per l'iniziativa ed ecco il banner di Namasté


"Il saluto indiano, difficile da rendere a parole, più o meno significa: ‘l’universo che è in me riconosce l’universo che è in te e gli rende omaggio’. Il senso è ricordare il sacro che c’è in me, e che c’è nell’altro, e accoglierlo per riunirlo".

martedì 22 gennaio 2013

Il filo che ho perso. Riprendiamolo!

No, non è così grave (o non lo voglio ancora vedere tale?) mi riferisco solo a dove ero rimasta quasi un mese fa.
Anche a gennaio le cose sono corse velocissime. Due le ragioni principali: la vecchia/nuova casa che chiama, a lavori di ristrutturazione appena iniziati (grane comprese). E due pupi meravigliosi di 1 e 3 anni e poco più che crescono alla velocità della luce.
Regali, feste, pranzi, visione cataloghi, conti su conti per far saltare fuori soldi che non ci sono, ricerche in rete. Una girandola che ha fumato i dieci giorni di vacanza del papà e ora abbiamo ripreso più veloce di prima.
Ora siamo presi dalla valutazione di 20 modelli di water per capire quale misura, quale forma e soprattutto quale prezzo. E avete per caso mattonelle in offerta? E ti guardano così così. E poi le cucine: io ci provo a non ripiegare sull'Ikea (scusa Ikea) ma è difficile trovare qualcosa che non costi almeno almeno 4000 €. O, meglio, mi ripetono qualità di qua qualità di là e non so a chi credere. Deciderà brutalmente il portafoglio.

Anita e Giovanni in tutto ciò hanno inizialmente manifestato un po' di disagio perché erano sballottati di nonni in nonni per vari pomeriggi, poi un po' si sono abituati, un po' ci siamo dati una calmata
e abbiamo ricavato dei begli spazi di tempo a loro riservati. E pian piano è cambiato tutto. Gio che era molto irascibile e diceva sempre no e voglio e io ha abbassato i toni e si limita ad esercitare tutta l'autorità e ad usare e dimostrare l'energia di un maschio di 3 anni e mezzo. Faticoso ma appassionante.
La piccola si alza in piedi da sola, avanza sul sederino senza riuscire a gattonare ma si sposta velocemente. Vuole anzi esige poche cose ma ben definite e inizia a resistere agli attacchi del fratello.

Me la godo appena posso, un bambino piccolissimo è un raggio di luce sul futuro e ormai sta crescendo... E con lei va avanti anche il mio quotidiano. Finalmente, da gennaio, mi sono riservata tre giorni alla settimana per me, da martedì a giovedì compreso, ore 9 - 17. Dalla scorsa settimana ho sbrigato un po' di commissioni e iniziato a fare qualche colloquio. Invio curriculum, cerco di capire dove fare breccia in questo maledetto mondo del lavoro che non ha spazio per chi sa fare un lavoro mani+testa. Ma non si molla certo ora, sono all'inizio dell'opera.
Insomma, sento che sono di nuovo all'inizio, come dopo ogni fine d'anno, o come dopo l'estate, per me.

Manca all'appello il mio Orso, con cui le cose ancora non vanno lisce. Diciamo che un po' di calore in più renderebbe le articolazioni più sciolte, farebbe venire voglia di alzare le braccia e formare un abbraccio. Ma è un'altra storia.

Questa foto mi piace perché sembriamo sospesi nella magia del bosco. E così eravamo, anche se a pochi km da casa e in un paio d'ore rubate. Ma tutte per noi quattro.
E' difficile ma bellissimo e pieno di senso. Spero sia così anche questo 2013!

E ora un ascolto che mi accompagna da anni: Fahrenheit!

mercoledì 26 dicembre 2012

Natale al volo e un po' di tempo per sè

Mai come quest'anno ci ho dedicato meno tempo. Anzi, il tempo per pensare ad albero, doni e decorazione, quindi ai bambini non è mancato, ma per il resto tutto è andato avanti da solo. Per fortuna.
Immersa come sono nel capire come ristrutturare questa casa senza svenarci (sarà difficile ma se ne parla alla prossima puntata) corro da una parte all'altra per vedere piastrelle, sanitari e cucine (alla domanda "Avete fondi di magazzino?" ricevo sguardi sbigottiti, ma se uno non può comprare l'ultimo modello?) e il tutto tra recita scolastica, cambi di stagione sempre in corso, ricerca del lavoro, prendereilbambinoallasilofacendocoinciderelorarioconlenannedellapiccola, cucinare pasti sani (altro argomento da riprendere) e molto altro. In più Giovanni e le maledette adenoidi, Giovanni e la gelosia da fratello maggiore, Giovanni e la scuola: apnee, risvegli notturni, mostri in agguato, bisogno spasmodico di attenzione. Le mie (le nostre) energie sono al lumicino e mi chiedo come facciamo ad andare avanti ancora. Ma si vede che le riserve sono molte.
Insomma, ho indossato lo stesso vestito per tre sere di seguito e pure il giorno di Natale. Era l'unico che mi stava (stava bene è troppo, stava e basta) non riuscivo a trovare alternative valide, copriva i difetti ed era abbastanza semplice ma elegante (per la cronaca è un tubino di maglia nero, con scollatura tonda). Il giorno di Natale l'ho indossato a pranzo, l'ho messo per andare dai miei e Anita ha ben pensato di lasciarmi una scia di bava mista a non so cosa sulla spalla sinistra. Ecco, sennò magari lo riciclavo a Capodanno.

Certezze. Un paio di giorni prima di Natale. "Mamma sai cosa c'è scritto qui?" dice Giovanni con in mano un vecchio biglietto d'auguri. "Cosa amore?". "C'è scritto GIOVANNI è STATO BRAVO". LA condizione per ricevere i regali, ti è entrato in testa eh?
E inoltre "Mamma, Babbo Natale porta regali solo a chi è stato buono: io, Cuzzio (Curzio, cuginetto), Anita, mamma, papà e nonno Pino e io e Cuzzio". Insistiamo, si sa mai che si dimentichi...


Domande. Il 25 pomeriggio "Mamma, ma oggi è ancora Natale?". "Si amore". "Allora magari se andiamo a vedere sotto l'albero Babbo Natale è passato di nuovo a lasciare qualcos'altro??!!".


Speranze. Oggi pomeriggio. "Mamma vorrei quel gioco". "Eh amore, e come si fa?". "Forse se chiediamo a Babbo Natale?". Magari ha lasciato indietro qualcosa...

Io amo il Natale, qualunque cosa uno ci veda. Per me è il momento di fare pulizia, di raccogliersi con se stessi, di ascoltare, rallentati nei gesti dal freddo ma con qualche secondo in più che durante il giorno manca per fermarsi e osservare, pensare, sognare. Ho fatto metà delle cose che volevo, anche per i piccoli, ma ho ben presente che sta finendo l'anno, che mi lascerò alle spalle, almeno con la data segnata sul calendario, una valanga di giornate e andrò incontro ad un altro 2mila e qualcosa. Il tempo scandito dagli eventi ha un significato, distingue, dà il passo, spinge a considerare che qualcosa è cambiato. Sono stanca ma curiosa e fiduciosa.
Spero in vacanze (o un periodo natalizio/di fine anno) che scaldino il cuore e lascino trovare un po' di tempo per sè.

Auguri di cuore!

mercoledì 28 novembre 2012

Il PUNTO della situazione.

Non scrivo un post mettendoci più di 10 minuti da giugno. Da allora sono entrata in una specie di spirale di impegni e pianificazione degli impegni successivi che mi ha letteralmente risucchiata.
CASA. Abbiamo comprato casa. Qui non ci stiamo più e chiedendo di qua e di là soldi in prestito e con qualcosa che pagheremo in anni e anni e con una botta di c.. ops, fortuna! abbiamo trovato a un prezzo inferiore a quel che c'è in giro una casa che ha più di 50 anni, con tre stanze da letto, salotto e cucina separata ecc. E pure un po' di giardino W! Insomma, spazi che non se ne trovano più così. Da ripulire, ristrutturare, adattare alle nostre - sobrie - esigenze. Un impegno immenso, non solo finanziario.
Questo mi è costato oltre 1 anno di ricerche, prima con il pancione e un lavoro e un puccino a casa, poi con la pargola di poche settimane e veder case, su e giù per le scale e il puccino e la famiglia ecc. E capire come funziona l'acquisto, quali i pacchi che ti rifilano, la psicologia degli agenti immobiliare (categoria, devo dire, attualmente non ha proprio la mia stima), lo sconforto una due tre volte... Poi, come quando si racconta "avevo deciso di metterci una pietra sopra" l'ho notata. Vista, amata, rivista, valutata, tirata sul prezzo spudoratamente, acquistata. Ora mesi di lavoro e poi vedremo.
LUI. Questa casa, devo dire, mi è costata a livello di relazione con l'Orso non poco. Ancora non abbiamo delimitato le rispettive opinioni sulla cosa. Ancora non ho chiaro quanto l'abbia fatto per me perché, se è così che dice, in realtà si capisce che gli piace l'idea, che vorrebbe più spazio per i nostri bambini, per sè. Ma lui è uno che non si sposta, che non cambia, che non affronta le novità e le variazioni, ma che soppesa, riflette (rimugina), attende. A tratti troppo, e perde il treno. Io l'opposto. Per questo si è arrabbiato, ma non è che poi, ad acquisto fatto, ci ha messo una pietra sopra. No, sembra che abbia deciso di rimanere arrabbiato per sempre e ad ogni passo falso me lo ricorda. Non è un momento facile per noi e questo mi toglie molte energie e mi fa fare brutti pensieri.
Il momento non è facile ok, io non ho lavoro, nessuno se la passa bene e non si possono fare progetti alla leggera. Ma so che abbiamo fatto un passo coraggioso e che ce la possiamo fare, se ci crediamo entrambi. Nel sesno che ci sono le possibilità per farcela. Mi sento sola, in certi momenti. Da mesi.
B come BIMBI. I miei due gioielli stanno bene, raffreddore fotonico a parte. Sono splendidi, gioiosi, pieni di vita. Giovanni ha iniziato la scuola materna, non senza qualche patema, suo e nostro, con contorno di notti insonni. Ora va meglio ma la nascita della sorella ha scatenato in lui gelosie e paure e aggressività mai espresse, siamo stati per un po' di mesi straniati da questo nuovo figlio. Ora ci siamo un po' ripresi, ma la "gestione" è meno facile di un tempo. Stiamo reciprocamente imparando.
Anita ha 10 mesi: ancora no denti, no rotolamento, no gattoni, tantomeno passetti. In compenso ha mani e gambe fortissimi, sorriso radioso, velocità e attenzione vivissime. E mammite acuta. Credo che mi stupirà a scoppio ritardato.
ME + BILANCI. Credo che TUTTO il sottile doloroso malessere che ha accompagnato la fine dell'estate e questo autunno sia dipeso dalla mancanza di equilibrio. Non, solo, esistenziale, quello chissà se mai avrà fine, ma in questo mi sento nella norma. Intendo "equilibrio dentro", dato dall'avere preso una direzione, una maniera di esprimere me stessa soprattutto in quella cosa che occupa l'adulto medio perlomeno 6 ore al giorno: il lavoro. Il problema nasce qualche anno fa, quando ho scelto di studiare Lettere e poi di fare di testa mia e tentare di lavorare con la scrittura e l'organizzazione di eventi, ma soprattutto di essere troppo idealista e fiduciosa nelle persone e, ora mi rendo conto, troppo poco ambiziosa. Dopo le prime belle esperienze snobbate perché "io potevo fare di più" sono caduta - patapunfete! - sul mio sedere appena ho capito che le mie idee, il mio essere (presumibilmente) speciale, la mia bella faccia non mi sarebbero bastate per trovare lavoro. Una perfetta pollastra, per apostrofarmi con indulgenza. Mettici che nel frattempo ho deciso di avere Giovanni e poi, pure (schiaffo alla crisi) Anita ed eccomi sgonfia come una ruota bucata, a terra emotivamente quanto professionalmente. Ma chi ti vuole dopo i 30 anni, che tanto la Comunicazione la sanno far tutti ed è il primo ramo che un'azienda taglia, appena inizia ad avere problemi? E io mi sento, alla soglia dei 40, di avere sbagliato. Fiduciosa solo nelle mie capacità, poco capace di propormi con sfacciataggine, rifiutando l'insistenza, incapace di organizzare raccomandazioni, ho sentito, sento, tutto schiacciarmi. Rifiuto per regola di vita di rimpiangere e riandare con il pensiero a quel che "avrei potuto fare", ma ammetto che qualche volta negli ultimi mesi mi è accaduto e so che avrei potuto fare scelte diverse, ora meno stimolanti ma più formative, ora che richiedevano più studio e meno improvvisazione, che mi ha sempre dato tanta carica. Ma, nodi al pettine, si salva chi ha culo (scusate..), un aggancio, o è molto molto preparato. Io sono nello stato di un po' un po' e un po'.
Bilanci dolorosi. Sto cercando ti trarne forza, chiarezza mentale e determinazione per andare avanti a cercare.
E ADESSO... Da un paio di mesi sto collaborando con due associazioni, poche ore la settimana, una mi paga e una no, entrambe piccole ma vitalissime, chissà che ne uscirà. Per ora prendo poco, ma mi è servito per ripartire e misurarmi con la nuova me stessa (ogni figlio un piccolo terremoto e tutto è stravolto) e di nuovo con gli altri. Invio CV da mesi, con impegno alternato causa impegni familiari e di cui sopra. Da gennaio si parte con un piano d'attacco strutturato, qualcosa ne deve uscire. Fino pure a tornare a fare la cameriera, come quando avevo... la metà degli anni di adesso!
POST e COMMENTI. Ho scritto poco, a parte qualche eccezione, la più triste per Erica. Ho letto e saltuariamente commentato, in questi mesi, in altri blog. Soprattutto quelli che sono nell'elenco qui accanto ma non solo. Vorrei promuoverlo, il blog, ma il tempo stringe sempre e se devo scegliere tra un gadget o la partecipazione a qualche iniziativa e il cambio stagione degli abiti o la preparazione di una cena nutriente non ho dubbi. Eppure c'è chi legge. E a me fa sempre strano parlare a distanza con persone che magari mai incontrerò ma con le quali condivido tanto, in quel momento.
Ora Anita dorme, il pranzo è pronto, ieri ho lavorato tanto e poi mi son presa un po' di tempo per me. Ho aperto il blog, ho sbirciato questo post e sono arrivata qui e oltre ad avere scoperto il blog di un'amica con cui ho collaborato per la raccolta pro-Emilia (la rete è piccola ;-) ho letto come le avessi scritte io certe parole che descrivono un modo d'essere (Genti strane). Non di atteggiarsi, proprio d'essere. Il fatto è che sei così a 15 anni passi, a 25 e magari sei belloccia te la fanno passare. Ma a 40 no, non puoi più, è più difficile, te lo rinfacciano, a volte con cattiveria. Quando non sei tu a sentirti fuori posto e a dire "Ma cosa ho combinato fino a qui?".
Oggi ci ho voluto un po' credere e ho lasciato tutto quel che avevo da fare e mi sono raccontata. Non so se è proprio "il PUNTO della situazione" ma ora mi sento più libera di raccontare il quotidiano da oggi in poi. I mesi trascorsi erano troppo pesanti per non essere ricordati qui e mi tiravano giù come un'ancora.

mercoledì 14 novembre 2012

Tutta apparenza...

Ecco, avevo 15 minuti per scrivere ma non sopportavo nè i colori nè l'impressione generale del blog, risistemato di fretta qualche gorno fa.
E' ancora molto semplice ma questa scelta mi trasmette maggiore armonia. Da qualcosa dovrò pur cominciare.
Anche se non scrivo leggo. E poi sto vivendo a mille, anche se frenerei un po', volentieri.

mercoledì 10 ottobre 2012

Ciao Erica

Nel pochissimo tempo che ho ultimamente, avrei voluto ritagliare pochi minuti per scrivere ben altro, ma invece voglio urlare il mio dolore immenso dalla pagina del mio blog perché l'ennesima donna uccisa a coltellate dal compagno depresso la conoscevo.

Con Erica abbiamo condiviso la prima maternità, durante alcuni incontri del corso preparto e poi dopo, durante un paio di casuali incontri in giro per la città.
Dieci anni meno di me, un caschetto strano avevo pensato, con la frangetta alta, viso asciutto, muscoli nervosi. Mi era capitato di pensare che forse faceva danza, o arrampicata. Sorrideva, diretta, anche con gli occhi. Le foto non le fanno onore e poi ormai a che servono. C’è tanta gente che sorride, ma lei era felice mentre parlava, le fioriva il viso, si muovevano ipercettibilmente le narici, l'energia la inondava quando parlavamo delle nostre adorate pance. Giovane e veloce, si capiva che viveva la maternità come un trampolino per afferrare la vita, felice di questa figlia, felice di vivere. Io mi sentivo allo stesso modo e avevamo goduto della reciproca felicità scambiando chiacchiere al volo, come quando ci si incontra per caso e ci si piace ma si sa che non ci si risentirà.
Lui depresso. Io se sto male chiedo aiuto, al massimo mi faccio del male. Ma non sfogo su altri il mio dolore. Tantomeno con quaranta (quaranta!) coltellate. Tanto folle da non rendersene conto? Non sarò io a deciderlo, ma il dubbio è lecito.
Mi sento un po' più sola. La piccola ha la vita segnata con un solco.
Non aggiungo altro ma non penso ad altro da giorni.

L'immagine viene da qui.